lunedì 7 gennaio 2013

Segnalo questa iniziativa: http://www.avaaz.org/it/end_indias_war_on_women/?fVqUPdb&pv=49 :

Mettere fine alla violenza sulle donne in India

Al Governo indiano, alla Commissione Verma e alla Commissione Mehra:

Vi chiediamo di rendere più incisiva la legislazione contro la violenza sessuale e la sua applicazione e di lanciare una campagna pubblica di educazione su larga scala con contenuti forti e di alta qualità pensati per portare un profondo cambiamento negli inqualificabili comportamenti che permettono e promuovono la violenza sulle donne.

Pubblicato il: 4 Gennaio 2013
Una studentessa in fisioterapia è salita a bordo di un autobus a Delhi il mese scorso. Sei uomini hanno bloccato l'entrata e l'hanno selvaggiamente stuprata per ore, picchiandola con un'asta di metallo. L'hanno abbandonata nuda in strada e purtroppo lei, dopo aver lottato coraggiosamente per sopravvivere, è morta lo scorso fine settimana.  

In tutta l'India la popolazione sta reagendo con manifestazioni di massa per dire ora il limite è stato abbondantemente superato. In India una donna viene stuprata ogni 22 minuti e pochi riconoscono questa ingiustizia. A livello globale questo dato è spaventoso: 7 donne su 10 subiscono una violenza nel corso della loro vita. Questo orrore a Delhi è la goccia che fa traboccare il vaso: siamo nel 2013 e la brutale e corrotta violenza sulle donne nel mondo deve finire. Oggi possiamo mettere la parola fine dall'India.

Il governo sta raccogliendo commenti pubblici ancora per 24 ore. Abbiamo bisogno urgentemente tanto che la legge sia applicata in modo più rigoroso quanto di un importante programma di educazione pubblica per cambiare il comportamento tanto aberrante quanto diffuso che incentiva la violenza contro le donne. Se 1 milione di noi chiederà una risposta seria ora, potremo fare in modo che l'orrore che ha subito questa giovane donna diventi la goccia che fa traboccare il vaso, e l'inizio di una nuova speranza.

" I cambiamenti non avverranno accendendo candele, dobbiamo cambiare noi stessi": è quanto dichiara il ragazzo della ragazza morta in seguito ad uno stupro di gruppo

 Dal Blog di Raimondo Bultrini:
http://bultrini.blogautore.repubblica.it/2013/01/06/i-passanti-di-delhi/?ref=NRCT-49980289-3 :

"I passanti di Delhi



 
Per 25 minuti abbiamo visto passare motorisho, veicoli, gente a piedi. Eravamo nudi nel freddo, ma nessuno ci ha dato qualcosa per coprirci, e quando dopo 45 minuti è arrivata la polizia, invece di aiutarci si sono messi a discutere quale fosse la stazione di competenza”.
Così ha raccontato alla Zee Tv il fidanzato della studentessa stuprata e uccisa, davanti ai suoi occhi, a bordo di un autobus urbano di New Delhi la notte del 16 dicembre.
Ora che è diventata con il suo sacrificio l’eroina di un intero Continente, il giovane ha ricostruito quelle sue ultime ore di indimenticabile orrore agiungendo dettagli sconcertanti di cio’ che è accaduto non solo durante, ma anche dopo l’aggressione e la violenza subita da cinque uomini e un minorenne. Picchiati con sbarre d’acciaio, denudati e gettati in strada senza niente addosso – ha rivelato il giovane – è seguito un tempo interminabile di ulteriore pena per la crudele e codarda indifferenza di passanti e automobilisti.
“Mentre eravamo a terra nudi e sanguinanti – ha detto – abbiamo visto molti veicoli rallentare e poi ripartire velocemente. La mia amica era gravemente ferita e io chiedevo aiuto, ma i passanti invece di offrire qualcosa per coprirci, ci fissavano, oppure domandavano che cosa ci fosse successo, ma nessuno ha fatto nulla. Poi quando è arrivata la polizia, gli agenti hanno perso mezz’ora a discutere quale fosse la giurisdizione competente. Infine uno di loro ha strappato dei fogli di carta per coprirci”.
Fatti salire su un furgone, “invece di trasportarci nel più vicino ospedale privato – ha detto – ci hanno accompagnato in quello pubblico molto più distante, il Safdarjung. Se a quell’ora di notte le strade non fossero state semideserte – ha ricordato – la mia amica sarebbe morta nel traffico”. E’ un dettaglio non secondario alla luce del fatto che la ragazza verrà trasportata in una costosa clinica di Singapore dopo molti giorni e ormai in condizioni disperate, a seguito delle grandi manifestazioni di piazza a Delhi e altre città. Secondo il giovane intervistato da Zee Tv, la decisione di trasferire la sua amica è stata presa quando le autorità “hanno pensato che la pressione (delle proteste) potesse diventare difficile da gestire. Ma se l’avessero portata subito in un buon ospedale ora sarebbe ancora viva.”
Il testimone ha aggiunto che la sua sfortunata compagna ha compiuto un enorme sforzo perché voleva raccontare ai giudici tutto quello che le era stato fatto, “dettagli di un crimine che non si possono nemmeno descrivere”, ha detto, al punto che la sua ragazza “voleva vedere i suoi aggressori bruciati vivi”.
Dopo aver spiegato di essere rimasto per ore nudo sul pavimento dell’ospedale mentre la fidanzata veniva curata, ha aggiunto che per quattro giorni la polizia lo ha tenuto senza assistenza in una stanza della loro stazione. Quando gli è stato permesso di visitare la sua ragazza, l’ha trovata sorridente e “diceva sempre alla sua famiglia di non preoccuparsi. Chiedeva anche quanto sarebbero costate le cure. Era attaccata alle sue radici come ogni altra persona”.
Sul comportamento delle forze dell’ordine non ha voluto fare commenti, ma a una domanda su cosa pensasse del possibile licenziamento del capo della polizia, ha risposto che “i responsabili dovrebbero dimettersi da soli, su basi morali”. Quanto alle numerose manifestazioni pubbliche seguite alla loro tragica disavventura, ha detto che “i cambiamenti non avverranno accendendo delle candele, dobbiamo cambiare anche noi stessi”.
Sottoposto a consulenze psicologiche per ridurre le conseguenze del trauma, il giovane compagno della vittima ha spiegato che non riuscirà “mai a dimenticare quella notte e cio’ che è successo dopo”. “Continuo a prendermela con me stesso – ha confessato – pensando a cio’ che avrei dovuto o non dovuto fare”.
PS – Al caso sollevato dall’intervista dello studente alla tv indiana Zee, vanno aggiunte le reazioni di sconcerto seguite ai commenti di due esponenti di gruppi  fondamentalisti dell’induismo.
Il Capo ministro del Madhya Pradesh, l’esponente del Bjp Kailash Vijayyargiya, ha detto che violenze come quella del 16 dicembre avvengono quando si “attraversa la linea Laxman Rekha”, riferendosi al segno di protezione oltrepassato dalla sposa di Rama quando fu rapita dal demone Ravana nell’epica del Ramayana. Significa fuori di metafora che se le donne non superano la soglia loro assegnata dalla società maschile indiana – a casa o altrove -  non corrono pericoli.
Secondo il leader della organizzazione RSS che raccoglie i gruppi ultrareligiosi hindu, Mohanrao Bhagwat, violenze sessuali come quella ai danni della studentessa di Delhi non avvenivano nell’india tradizionale (il Bharat) e ne sono immuni i villaggi rurali, perché non sono ancora caduti sotto “l’influenza della cultura occidentale”. Fatto decisamente smentito dalle statistiche, vista l’alta percentuale di violenze all’interno delle stesse famiglie contadine."

Violenze, in un distretto obbligo di soprabito per le ragazze...

http://www.repubblica.it/esteri/2013/01/06/news/violenze_in_india_in_un_distretto_obbligo_di_soprabito_per_le_ragazze-49980289/?ref=NRCT-50043345-4 :

"India, stupra quattro bambine
La folla tenta di linciarlo

Violenze,  in un distretto obbligo di soprabito per le ragazze: Il governo dell'ex territorio francese di Pondicherry ordina alle studentesse di indossare un cappotto e muoversi solo su autobus di loro esclusivo uso. La protesta delle associazioni delle donne. Il padre di una delle vittime: "Voglio divulgare il nome di mia figlia, per aiutare le altre donne a difendersi". E la polizia denuncia il fidanzato della ragazza che ha rilasciato un'intervista ad un'emittente Tv

"Quattro bambine, di età compresa tra 5 e 10 anni, sono state stuprate da un quarantenne nel West Bengal, Stato orientale dell'India. Lo ha riferito Ndtv, spiegando che i fatti sono avvenuti il 3 gennaio nel distretto di Bankura, a Rathtala, nell'area di Belatore.

La polizia ha comunicato che l'accusato, Rabi Dey Lochan, proprietario di un negozio di alimentari, è stato arrestato la scorsa notte. Secondo il rapporto della polizia, le vittime degli abusi, di 5, 7 8 e 10 anni, erano andate nel negozio per acquistare una torta.

Dey le ha attirate in un'altra stanza con il pretesto di consegnare loro la torta, e le ha violentate. I fatti sono venuti alla luce quando una delle tre bambine ha perso sangue urinando. La polizia ha disperso una manifestazione di protesta della popolazione locale davanti all'alimentari.

E per contrastare l'ondata di violenze sessuali che ha colpito tutta l'India, il governo dell'ex territorio francese di Pondicherry ha deciso di introdurre, fra varie misure, anche l'uso obbligatorio per le studentesse di un soprabito.

"Siamo impegnati al massimo a proteggere la sicurezza delle nostre ragazze - ha dichiarato il ministro dell'Istruzione, T.
Thiagarajan - e per questo abbiamo deciso che esse dovranno portare un soprabito e muoversi in autobus di loro esclusivo uso. Inoltre nelle scuole sarà proibito utilizzare i telefoni cellulari".

La stampa, ricordando che la temperatura media di Pondicherry è superiore ai 30 gradi per la maggior parte dell'anno, sottolinea che aggiungere un ulteriore capo di abbigliamento alla divisa scolastica, che prevede anche una giacca "è una misura assurda".

Contro di essa si è espressa apertamente la segretaria della All India Democratic Women's Association, Sudha Sundararaman, secondo cui "è scioccante notare come apparentemente il governo di Pondicherry non si renda conto che l'abbigliamento non a nulla a che vedere con i reati commessi. E' un modo di banalizzare il problema senza affrontarlo seriamente".

"Il nome di mia figlia dovrebbe essere divulgato in modo da diventare fonte di ispirazione per tutte le vittime di reati sessuali". A parlare è il padre della studentessa indiana di 23 anni morta dopo essere stata violentata e picchiata selvaggiamente a bordo di un autobus. In una intervista al domenicale britannico "Sunday People", si è detto d'accordo con un ministro del governo indiano che ha esortato le autorità a rivelare il vero nome della vittima utilizzandolo per una nuova legge anti-stupro, mentre la legge indiana proibisce l'identificazione delle vittime di reati sessuali.

 "Mia figlia non ha fatto niente di male, è morta mentre si proteggeva. Sono orgoglioso di lei. Rendendo noto il suo nome si darebbe coraggio ad altre donne sopravvissute a questa terribile esperienza", ha detto il padre della studentessa.

Il Sunday People ha scritto di essere stato autorizzato dall'uomo a divulgare il suo nome e quello della figlia. La polizia ha denunciato l'emittente televisiva Zee News, che ha mandato in onda un'intervista al fidanzato della vittima, pestato dagli stupratori. Pur non citando il suo nome, l'emittente ha mostrato il suo volto e la magistratura dovrà ora stabilire l'eventuale violazione della legge."
 (06 gennaio 2013)
http://video.repubblica.it/dossier/femminicidio/india-stuprata-e-uccisa-il-ragazzo-va-in-tv-e-accusa-la-polizia-ha-perso-tempo/115407/113811?ref=NRCT-49980289-2 

sabato 5 gennaio 2013

"Kamosh pani" : "Acque silenziose" un film di Sabiha Sumar

Acque silenziose è una pellicola  del 2003 diretto dalla regista pakistana Sabiha Sumar.
Il film ha vinto, tra i vari premi, anche il Pardo d' Oro al festival di Locarno, dove l'attrice protagonista Kirron Kher ha ricevuto il premio come migliore attrice.
Questo film, di cui consiglio la visione, tratta sia il tema dell' insorgere del fondamentalismo religioso e politico in Pakistan sia i fatti tragici che seguirono alla partizione dell'India e quindi alla creazione del Pakistan . Attraverso la figura di Aisha la regista ha trovato la maniera e la voce per esprimere le sue più profonde paure sull'intolleranza religiosa e politica e per raccontare una pagina importante della storia dell' India e del Pakistan: gli eventi che caratterizzarono i giorni della partizione e della creazione del Pakistan. 
La storia inizia nel 1979 ed è ambientata  in un piccolo villaggio pakistano del Punjub  ai tempi in cui il generale Zia-ul-Haq prese il potere, avviando il processo di islamizzazione del paese. Sullo sfondo i problemi di un paese ancora giovane alla ricerca di una sua fisionomia, in primo piano il dramma una donna alla ricerca della sua identità che vive sulla propria pella gli effetti dell ' intollerenza e del pregiudizio. La pellicola, dunque, narra le vicende della vedova Aisha e di suo figlio  Salim il quale dopo l' istituzione delle leggi islamiche diventa parte di un gruppo di attivisti integralisti islamici.
A complicare le cose c'è l'avvento di un gruppo di pellegrini indiani che riportano alla luce  alcuni ricordi orribili vissuti dalla donna quand'era bambina...

sabato 29 dicembre 2012

Un caso che ha scosso l' India

 All' indomani della morte della giovane vittima di uno stupro di gruppo tutta l'India sta reagendo e non era mai successo e soprattutto non solo le donne.
I genitori della ragazza hanno espresso "la speranza che la morte della loro figlia possa portare ad un futuro migliore per le donne a Delhi e nell' intera India".
Anche il primo Minisitro Indiano Manmohan Singh ha dichiarato  "Spero che l'intera classe politica e la società civile  mettano da parte gli interessi e le proprie agende e ci aiutino a raggiungere il fine che tutti desideriamo, ossia rendere l'India un luogo chiaramente migliore e più sicuro per le donne che ci vivono".
Per approfondire : .http://video.repubblica.it/mondo/bultrini-tutta-l-india-sta-reagendo-non-era-mai-successo/114890?video=&ref=HREC1-8

http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/30/foto/l_india_piange_la_morte_della_studentessa_stuprata_dal_branco-49665036/1/

mercoledì 19 dicembre 2012

"Akbar. Il Grande Imperatore dell'India"

Vi segnalo questa mostra in corso presso il palazzo Sciarra di Roma, fino al tre febbraio 2013,  dedicata all' imperatore dell' India Akbar (Umarkot, 1542 - Agra, 1605), uno dei più grandi sovrani della storia. Qui di seguito troverete il link sulla mostra:

http://www.fondazioneromamuseo.it/documenti/Pieghevole_Akbar_WEB_19.10.12.pdf

sabato 15 dicembre 2012

Ravi Shankar e la sua musica

In memoria di Ravi Shankar, grande musicista indiano, morto di recente. Penso che questo sia il modo migliore di ricordarlo, ascoltando  la sua musica.