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mercoledì 14 agosto 2013

Antica Civiltà dell 'Indo. Storia, Civiltà e Arte

I primi insediamenti nelle regioni dell' Indo e del Baluchistan sono datati dal 7000  ac e sono conosciuti  attraverso elaborate ceramiche e statuette. A partire dal 2000 ac, grandi città cominciarono  a svilupparsi lungo il fiume Indo ad Harappa e Mohenjodaro. Le città dell' Indo erano ben pianificate e avevano ampie reti commerciali che si estendevano dall' India Centrale al MedioOriente.
Le città dell' Indo collassarono intorno al 1500 ac, forse a causa di cambiamenti climatici.

Alcune foto che ho fatto al British Museum
Statuetta di elefante proveniente dal Baluchistan e risalente al 3000 ac circa

Statuette di donne
Pakistan, Mohenjodaro,civiltà dell' Indo, 2000 ac circa. queste statuette sono probabilmente delle dee madri. Una è mostrata incinta.

Resti in rame dell' età del Bronzo in India
Il secondo millennio ac nell' India del Nord fu un tempo di piccoli villaggi agricoli. Qui erano in uso attrezzi in rame, ceramiche di color ocra. Siti con asce in rame, spranghe, spade e statuette rappresentanti uomini sono ben conosciuti dal secondo millennio ac e sono numerosi nell' india del Nord e Peninsulare.


Eight thin silver plaques from the Gungeria Hoard. Gungeria, Balaghat District, Madhya Pradesh, 2 millennium BC.
Alcune nella forma di teste di toro, queste placche può darsi che fossero attaccate a tessuto o alla pelle come decorazione per scopi non conosciuti.

venerdì 9 agosto 2013

Studi genetici hanno rivelato che l'impedimento di casta relativo ai matrimoni si radicò circa 1900 anni fa

Vi propongo questo interessantissimo articolo  pubblicato stamane sulla pagina online del Times of India.
 Alcuni ricercatori hanno scoperto, compiendo degli studi genetici che l'endogamia ebbe inizio circa 1900 anni fa e che quindi proprio in questo periodo probabilmente dovette radicarsi il sistema delle caste. Vi consiglio di leggere l'articolo per approfondire meglio  la questione:
http://timesofindia.indiatimes.com/india/Caste-bar-on-marriages-became-entrenched-2000-years-ago-genetic-study-finds/articleshow/21724182.cms?utm_source=facebook.com&utm_medium=referral

 http://timesofindia.indiatimes.com/home/science/Study-reveals-origin-of-Indias-caste-system/articleshow/21754499.cms?utm_source=facebook.com&utm_medium=referral

Provo a tradurvi l'articolo :). Scusate le imperfezione ; )
" In un affascinante studio su come differenti tipi di popolazione si mescolarono in India, degli scienziati hanno scoperto che ci furono tre stadi di mescolanza.
Nei tempi antichi, più di 4000 anni fa, c'erano due popolazioni separate basate nell' india del Nord e del Sud senza mescolanze.
Successivamente, in una seconda fase, tra 4000  e 1900 anni fa, sopravvenne  una fase di ampio  di mescolamento tra popolazioni che interessò anche i gruppi più isolati. In fine circa 1900 anni fa, diversi sottogruppi della popolazione  già mescolata misero fine ai matrimoni al di fuori del loro gruppo e questa pratica si consolidò.
Scienziati della Harvard Medical School,US, e del Center for Cellular and Molecular Biology di Hyderabad, India, forniscono prova di questa sequenza attraverso l'analisi del materiale genetico proveniente da 73 gruppi di popolazione indiana. I risultati sono stati pubblicati l' 8 Agosto all' interno dell' Amercian Journal of Human Genetics.
"Soltanto poche migliaia di anni fa la struttura della popolazione indiana era molto differente da quella di oggi" ha affermato il coautore senior, David Reich, professore di genetica alla Harvard Medica School. "Il sistema della caste esiste da lungo tempo, ma non da sempre" ha affermato.
Il divieto di sposarsi al di fuori di una definita comunità è chiamato endogamia. E' uno dei punti basilari del sistema delle caste in India. Il declino del matrimonio tra differenti comunità, come scoperto da questi scienziati, è dovuto alla diffusione della casta.
Questo trasformò l' India da un paese in cui la mescolanza tra differenti popolazioni era dilagante a un paese in cui l'endogamia divenne la norma.
Precedentemente, nel 2009 Reich e i suoi colleghi avevano analizzato 25 differenti gruppi di popolazione indiana e scoprirono che tutte le popolazioni in India mostrano l'evidenza di una mescolanza genetica tra due gruppi ancestrali: Ancestral North Indians ( ANI) imparentati con gli asiatici centrali, i mediorientali, i caucasici, gli europei e gli Ancestral South Indians (ASI) che provengono principalmente dal subcontinente.
Misurando la lunghezza dei segmenti della discendenza ANI e ASI nei genomi Indiani, gli scienziati sono capaci di ottenere precise stime del periodo della mescolanza tra le popolazioni. Hanno scoperto che il mescolamento dei fili genetici continuò tra 4200 a  circa 1900 anni fa , a seconda del gruppo di popolazione analizzato.
"Il fatto che ogni popolazione in India si è sviluppata da popolazioni mischiatesi in maniera del tutto casuale suggerisce che le classificazioni sociali come il sistema delle caste non devono probabilmente essere esistite allo stesso modo prima della mescolanza, ha affermato il co- autore senior Lalji Singh
Ma una volta stabilito il sistema delle caste divenne geneticamente operativo, hanno osservato i ricercatori. La mescolanza tra i gruppi divenne molto rara. Questo ha condotto a molte conseguenze, la conservazione di certi tipi di malattie all'interno dei gruppi endogami.

mercoledì 30 gennaio 2013

30 Gennaio 1948 : moriva il Mahatma Gandhi assassinato

Il 30 Gennaio del 1948 moriva il Mahatma Gandhi assassinato. L'articolo che segue pubblicato sulla pagina di Guida India approfondisce le vicende legate al suo assassinio e quelle che erano le sue utlime intenzioni.
http://www.guidaindia.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1302&Itemid=61 :

L'assassinio di Gandhi PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia
Il 30 Gennaio 1948 il Mahatma Gandhi veniva assassinato da Nathuram Godse. Ma la verità su quell'orrendo crimine non è stata ancora del tutto approfondita. Rajinder Puri ha ripercorso per OutlookIndia quei giorni, ponendo alcuni inquietanti interrogativi.
Gandhi, i funeraliIl 30 Gennaio 1948 il Mahatma Gandhi venne assassinato da Nathuram Godse in complicità con Narayan Apte: entrambi verranno poi condannati a morte ed impiccati l'anno seguente. Induisti nazionalisti, ritenevano Gandhi responsabile di intollerabili cedimenti nei confronti del Pakistan a causa delle compensazioni economiche stabilite con la Partition, per il pagamento delle quali da parte dell'India Gandhi aveva compiuto uno sciopero della fame a oltranza; credevano inoltre che la filosofia non-violenta gandhiana avrebbe inesorabilmente finito per indebolire il Paese fino a portarlo a completa rovina. 
I due erano giunti indisturbati a Delhi da Bombay via Gwalior mentre, secondo quanto riportato, la polizia teneva invece sotto controllo i movimenti di altri elementi segnalati per possesso illegale di armi e che risultarono poi effettivamente far parte del gruppo dei cospiratori. Le autorità dovevano essere dunque a conoscenza della minaccia che incombeva su Gandhi, considerato anche che diversi tentativi di ucciderlo erano già andati a vuoto. All'epoca, nonostante l'avvenuta dichiarazione d'Indipendenza, l'amministrazione indiana rimaneva ancora sotto controllo britannico attraverso ufficiali inglesi collocati nei posti chiave, con Lord Mountbatten che manteneva la carica di Governatore Generale e il generale Boucher quella di Comandante in capo dell'Esercito.
Il controllo britannico risulta evidente anche da alcuni documenti custoditi presso l'Archivio Mountbatten, nei quali l'allora ministro degli Interni, Sardar Patel, si lamenta ripetutamente col Governatore a proposito del fatto che polizia ed esercito fomentassero gli scontri tra civili, anzichè sedarli. Evidentemente, al momento dell'assassinio di Gandhi, Patel risultava totalmente desautorato, dunque. Ma come si svolsero i fatti ?
Il 3 Giugno del 1947 il Congress Working Committee, centro del potere dell'India in via di liberazione, approvò la risoluzione che prevedeva la Partizione dell'India, la costituzione cioè di due Stati indipendenti su base religiosa: India e Pakistan occidentale e orientale ( regione che dal 1971 diverrà indipendente a sua volta col nome di Bangladesh).
Alla firma della risoluzione seguirono forti tensioni civili, ma non si verificarono ancora i tumulti che segneranno poi specialmente il Punjab, la regione più direttamente ed arbitrariamente colpita dalla divisione. Gandhi, contrario, non partecipò alla firma della risoluzione e anzi, scelse proprio quel giorno per osservare il suo noto periodico voto di silenzio, maun vrat. Si era sentito isolato ed era amareggiato. Lord Mountbatten gli fece però quel giorno personalmente visita, informandolo della avvenuta firma e delle sue speranze riguardo al fatto che Gandhi non avrebbe comunque osteggiato pubblicamente la Partition, prevista dal Mountbatten Plan, la sua risoluzione. Gandhi gli rispose scrivendo su un foglietto: Vi ho forse mai osteggiato? Mountbatten conservò quel biglietto, annotando nelle sue carte che però, il fatto che Gandhi avesse deciso di osservare voto di silenzio proprio in una data così cruciale, lo aveva sorpreso molto.
A partire dal momento in cui l'India divenne effettivamente indipendente, il 15 Agosto del 1947, l'amarezza di Gandhi si fece sempre più profonda. I tumulti che seguirono la Partizione si intensificarono fino a provocare il più grande esodo della Storia. Figure di primo piano del movimento di Liberazione, che come altri milioni di cittadini di religione induista avevano deciso di rimanere comunque in Pakistan, vennero obbligati con la forza a partire, circa un milione di persone vennero massacrate a sangue freddo in entrambe le due nazioni, mentre polizia ed esercito stavano a guardare. Oltre 10 milioni di persone abbandonarono le loro case per rifugiarsi in terre ignote come profughi. Il malessere di Gandhi aumentò, comprendendo forse l'enormità compiuta nel non aver effettivamente mai osteggiato Mountbatten e la sua Partizione: cominciò dunque a pianificare come porvi rimedio.
I servizi segreti, che all'epoca vigilavano su tutte le attività che si svolgevano alla Birla House di Delhi, dove Gandhi risiedeva ospite dei noti industriali e dove verrà ucciso, erano al corrente sin dal principio della sua opposizione rispetto alla Partition, ed era stato proprio per quel motivo che avevano sollecitato Mountbatten affinchè esortasse il Mahatma a non schierarsi pubblicamente contro la risoluzione. Ma Gandhi sapeva già da sé che ormai, a cose fatte, una sua presa di posizione avrebbe danneggiato seriamente Nehru e Patel, sue creature e discepoli; decise quindi di perseguire il suo scopo per altra via: selezionò 50 famiglie di profughi punjabi e mise a punto un piano per raggiungere Lahore, dove stabilirsi con loro allo scopo di creare una comunità che fosse un esempio di pace ed armonia tra i due Stati. Comunicò per iscritto il suo desiderio di trasferirsi in Pakistan a Jinnah - neo primo ministro pakistano e combattente per la liberazione - il quale accolse la notizia con entusiasmo, rispondendo a Bapu che lo attendeva al più presto a Karachi. Ma Gandhi aveva già deciso per Lahore, città che nelle sue intenzioni avrebbe raggiunto via terra, accompagnato dalle 50 famiglie prescelte lungo la stessa rotta percorsa dai profughi, avendo anche già fissato la data di partenza: 14 febbraio 1948. Non partirà mai.
Gandhi se lo aspettava? Il giorno stesso del suo assassinio aveva fatto testamento. Se fosse riuscito a portare a termine il suo piano stabilendosi in Pakistan, Lord Mountbatten si sarebbe trovato in serie difficoltà, così come anche Nehru e Patel, perchè è sicuro che poi il Mahatma avrebbe lavorato strenuamente e pubblicamente per la riconciliazione tra le due nazioni.
Sorprendentemente, gli storici non fanno però quasi mai accenno a quelle sue ultime, storiche intenzioni. Perchè? Forse perchè il suo assassinio le fece convenientemente naufragare?


venerdì 9 novembre 2012

Antica Roma e India

Vi segnalo questo interessante articolo sulle anologie tra l'antica Roma e l'India che rientra all'interno di uno studio ancora in corso sull'erdità indoeuropea le cui origini e vie devono essere chiarite:

http://sanscritonline.blogspot.it/

mercoledì 20 giugno 2012


Le sorprendenti affinità tra la Roma antica e l'India

Recentemente, un amico aveva 'postato' delle osservazioni a proposito della dieta dei legionari romani, sostenendo, oltre al fatto che era essenzialmente vegetariana, che non mangiavano carne bovina per la sacralità del bue. E un sito di argomento archeologico effettivamente conferma questo dato. Comunque, ciò mi ha riportato alla mente alcune affinità che avevo notato tra Roma antica e India, tra cui l'uso di un velo rosso per il matrimonio. Andando a guardare il rito nuziale romano, ho scoperto che il matrimonio più ritualizzato e arcaico era la confarreatio, riservata ai patrizi, e infine soltanto ai Flamines, quei sommi sacerdoti che Dumézil aveva confrontato (anche etimologicamente) con i Brahmani indiani. Ebbene, nella confarreatio (vedi anche questo saggio), oltre al flammeum, velo rosso fuoco (o arancio), che ritroviamo nel matrimonio indiano (vedi foto sopra), lo sposo e la sposa compivano insieme tre giri intorno all'altare verso destra, tanto che questo rito era chiamato dexteratio. Ora, in India questo rito si chiama pradakṣiṇa, termine che mostra la stessa radice indoeuropea (*daks-/deks-), e che significa appunto girare procedendo verso destra. Oggi (vedi qui) si compiono quattro giri intorno al fuoco sacro che funge da luogo delle offerte nel rito vedico, di cui tre guidati dallo sposo e uno dalla sposa. D'altronde, ancora nella Grecia contemporanea si compiono tre giri dell'altare della Chiesa durante il matrimonio (benché in senso antiorario, rito condiviso dai russi ortodossi), così come si usa ancora un velo color fuoco (vedi questa pagina, e secondo il saggio già menzionato, come c'era da aspettarsi, il velo rosso era usato anche nel matrimonio della Grecia antica). Tornando a Roma, momento clou della cerimonia era la dexterarum iunctio (che appare qui sotto), ed anche nella cerimonia indiana l'unione o 'afferrarsi' delle mani destre (paṇi-grahaṇa) è un momento cruciale del rito. Altra analogia, il nome confarreatio allude alla condivisione di una focaccia di farro in onore di Iuppiter Farreus da parte degli sposi, ed anche nel rituale indiano un momento è quello dello scambio di un boccone di cibo dai resti delle offerte (anna-prāśana).
Ora, se molti di questi rituali possono sembrare abbastanza scontati (ma bisognerebbe trovare un altro parallelo che li presenti tutti) quello della dexteratio appare veramente significativo, perché l'uso di girare tre volte in senso orario intorno a un oggetto o una persona sacri è qualcosa di pervasivo in India, è un gesto fondamentale, presente sia nell'Induismo sia nel Buddhismo. A questo proposito, occorre citare un altro contesto antropologico, quello funerario: in una voce molto interessante di un'enciclopedia di religione ed etica di James Hastings, intitolata 'circumambulation', troviamo che nella Tebaide di Stazio, VI.215-224, durante i riti funebri in onore del figlio di Licurgo, i guerrieri girano prima tre volte verso sinistra (sinistro orbe... ter curvos egere sinus), poi, a un ordine dell'augure, tornano girando verso destra (dextri gyro... hac redeunt). Ora, un rito analogo era prescritto nello Śatapatha Brāhmaṇa (II.6.1.15), in occasione delle offerte agli antenati defunti: l'officiante compie prima tre giri verso sinistra (apasalavi), quindi tre verso destra (prasalavi), a simboleggiare il movimento verso il mondo degli antenati e il ritorno a questo mondo.
D'altronde, anche la circumambulatio urbis dei Luperci era una corsa attorno a Roma in senso antiorario, e ancora oggi a Roma si compiono circoambulazioni nel rito cattolico della Pasqua (si veda qui), ed anche in India si usava circoambulare la città in certi contesti.
Abbiamo detto che il matrimonio per confarreatio si ridusse essenzialmente ai flamines, e in particolare il Flamen dialis, sommo sacerdote di Giove, doveva nascere da un matrimonio celebrato per confarreatio (come anche il Rex sacrorum e le Vestali). Ora, il termine flāmen è stato paragonato (a partire almeno da Dumézil) a quello di brahman o brāhmaṇa da un proto-indoeuropeo *bhlagh-mēn, così come il sacerdozio detto flāmonium è stato paragonato al brāhmaṇyam da *bhlāgmonyom. Ma a parte queste dubbie ipotesi linguistiche, ci sono dei suggestivi paralleli tra le due figure, come nota Bernard Sergent in Les Indo-Européens, p.376: il flamen dialis non può giurare, il brahmano non può essere chiamato a testimone, il rapporto con l'ambito militare è proibito per entrambi, i testi menzionano nei due casi divieti concernenti il cavallo, il cane, l'uso dell'olio; sono loro proibiti l'avvicinarsi al rogo funebre, la consumazione di bevande fermentate e di carne non cucinata. Non potevano stare nudi, e ciò si estende alla sposa, la flāminicā e la brāhmaṇī, che gioca un ruolo essenziale di collaboratrice in tutta l'attività cultuale dello sposo. Si può essere flamen dialis o brahmano da giovane, e ciò esclude dalla potestà paterna. Il colore del loro costume e di diversi simboli è il bianco, che secondo Dumézil è il colore specifico della prima funzione in numerosi testi.
D'altronde, il suffisso -men, che ritroviamo anche in numen 'potere divino' o lumen 'luce' o carmen 'poesia, incantesimo', è parallelo a quello indiano -man, che oltre che in brahman si trova anche ad esempio in śarman 'rifugio', varman 'armatura', karman 'azione', manman 'pensiero, preghiera'.  
Ancora, vorrei segnalare la somiglianza tra latino e antico indiano di alcuni termini fondamentali, come ignis, 'fuoco', aind. agnis, lat. vox 'voce, parola', aind. vāk 'linguaggio, voce, parola', lat. vīta, aind. jīvitam 'vita', lat. deus, aind. devas 'dio', lat. mens, aind. manas 'mente', lat. medius 'medio' aind. madhyas, lat. iuvenis, aind. yuvan 'giovane', lat. iugum, aind. yugam 'giogo', lat. dōnum, aind. dānam 'dono', lat. domus, aind. damas 'casa', lat. concha, aind. śaṅkha 'conchiglia', lat. vertit, aind. vartate, 'volge, gira'...
Come si può vedere dalle terminazioni di molti termini, il latino condivide con il sanscrito la finale -s per i nomi maschili (quando la parola è isolata in sanscrito è aspirata), e la -m per i neutri, che ritroviamo anche nell'accusativo in entrambe le lingue. In latino arcaico (e in falisco) abbiamo una desinenza singolarmente simile all'antico indiano: il genitivo in -osio, che si trova nel Lapis Satricanus (Popliosio Valesiosio), e corrisponde all'aind. -asya. Rispetto ad altre lingue indoeuropee, risalta anche che il pronome riflessivo suus è perfettamente corrispondente al sanscrito sva-.
E ci sono anche dei nomi propri in latino che potrebbero spiegarsi con termini o nomi indiani: Marius fa pensare all'aind. maryas 'giovane uomo', Gaius al nome proprio Gaya, Remus al celebre nome Rāma... Infine, notevoli anche i paralleli sanscriti dei nomi delle divinità: Iuppiter, Iovis è certamente affine a Dyaus Pitar-, il Padre Cielo (greco Zeus); Iūno è collegata alla radice della giovinezza (yūnī è 'la giovane, forte, sana' in aind.); Venus corrisponde all'aind. vanas- 'amabilità, desiderio'; Minerva è fatto derivare da menes-va- confrontabile coll'aind. manasvat- 'pieno di spirito'. Neptūnus è stato accostato da Dumézil ad apāṃ napāt, il 'discendente delle acque', divinità presente anche nell'Avesta. Iānus, dio dei 'passaggi', degli inizi e delle transizioni, corrisponde al termine antico indiano yāna- 'che conduce, viaggio, veicolo'.       
Da tutto ciò non vorrei concludere che i Latini avessero un rapporto particolarmente diretto con gli Indiani, storicamente arduo da sostenere, ma possiamo dire che hanno preservato in modo particolarmente fedele, per certi aspetti, l'eredita 'indoeuropea', le cui origini e vie devono essere chiarite...