sabato 29 dicembre 2012

Un caso che ha scosso l' India

 All' indomani della morte della giovane vittima di uno stupro di gruppo tutta l'India sta reagendo e non era mai successo e soprattutto non solo le donne.
I genitori della ragazza hanno espresso "la speranza che la morte della loro figlia possa portare ad un futuro migliore per le donne a Delhi e nell' intera India".
Anche il primo Minisitro Indiano Manmohan Singh ha dichiarato  "Spero che l'intera classe politica e la società civile  mettano da parte gli interessi e le proprie agende e ci aiutino a raggiungere il fine che tutti desideriamo, ossia rendere l'India un luogo chiaramente migliore e più sicuro per le donne che ci vivono".
Per approfondire : .http://video.repubblica.it/mondo/bultrini-tutta-l-india-sta-reagendo-non-era-mai-successo/114890?video=&ref=HREC1-8

http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/30/foto/l_india_piange_la_morte_della_studentessa_stuprata_dal_branco-49665036/1/

mercoledì 19 dicembre 2012

"Akbar. Il Grande Imperatore dell'India"

Vi segnalo questa mostra in corso presso il palazzo Sciarra di Roma, fino al tre febbraio 2013,  dedicata all' imperatore dell' India Akbar (Umarkot, 1542 - Agra, 1605), uno dei più grandi sovrani della storia. Qui di seguito troverete il link sulla mostra:

http://www.fondazioneromamuseo.it/documenti/Pieghevole_Akbar_WEB_19.10.12.pdf

sabato 15 dicembre 2012

Ravi Shankar e la sua musica

In memoria di Ravi Shankar, grande musicista indiano, morto di recente. Penso che questo sia il modo migliore di ricordarlo, ascoltando  la sua musica.

lunedì 26 novembre 2012

La condanna sociale degli intoccabili ...


http://www.tmnews.it/web/sezioni/video/20121120_video_13030862.shtml :

India, (TMNews) - Un lavoro che da secoli è per tradizione affidato agli intoccabili, gli ultimi della scala sociale nell'India delle caste: pulire a mano i bagni dei villaggi, dove non ci sono scarichi nè fogne. Kela ogni mattina fa tappa in decine di case."La mia famiglia svolge questo lavoro da generazioni, mi sono sposata in questo villaggio quando avevo 15 anni, e da allora lavoro qui" racconta. La professione, svolta da circa 500mila persone nel Paese, soprattutto donne, è bandita dalla legge da circa 20 anni, esattamente come le caste: ma in India le tradizioni e i pregiudizi si rivelano molto spesso più forti del governo, come spiega questo attivista di Sulabh International."Socialmente, in tutto il Paese, gli intoccabili esistono e queste donne devono ancora affrontare difficoltà sociali. Chi pulisce i bagni non può mischiarsi con gli altri, nessuno mangerebbe con loro. Una situazione che per la legge non esiste, ma nella pratica sì". L'associazione organizza corsi di cucina e cucito per insegnare alle donne a guadagnarsi da vivere in modo più dignitoso."Da quando sono arrivata con i miei figli, abbiamo cominciato a sognare in grande. Vogliono fare qualcosa di meglio, e continuano a ripetermi che troveremo un lavoro migliore" dice Usha. Sogni che si infrangono contro una dura realtà: anche se il Parlamento pensa di inasprire le sanzioni per chi incentiva la professione, in un Paese privo di un vero sistema fognario gli intoccabili rischiano di rimanervi incatenati a vita.(immagini Afp)

lunedì 12 novembre 2012

La festa delle luci


In India e non solo, si festeggia Diwali, la "Festività delle Luci".
La festività delle luci detta "diwali" o "deepawali " è un'altra festa molto popolare e forse quella più conosciuta, cade tra il mese di Ottobre e quello di Novembre e dura cinque giorni. 
Diwali celebra la vittoria della luce sull' oscurità, del bene sul male, della conoscenza sull' ignoranza; il suo nome, dipawali o diwali, che significa fila di lanterne,  di luci, allude alla luce come simbolo del bene e della sua vittoria sulle forze del male, simboleggiate dalle tenebre.  Nella notte si accendono  migliaia di lucerne, che si dispongono in lunghe file sulle terrazze, sui davanzali e davanti alle soglie delle case o si affidano alla corrente dei fiumi.
 Ci sono diverse leggende legate al Diwali, differenti nelle diverse parti dell' India.  La più popolare leggenda legata alla festa è quella che racconta il ritorno di Rama ad Ayodhya dopo 14 anni di esilio in una foresta, dopo aver sconfitto il demone Ravana. Il popolo della città al ritorno del re accese file (avali) di lampade (dipa) in suo onore.
Per molti indiani questa festività onora Lakshmi, la dea della prosperità,  della luce e anche della fortuna e della fertilità. Le lampade vengono accese per permettere a Lakshmi di trovare la strada per entrare nelle case; si lasciano le finestre aperte per permetterle di entrare.
Diwali non è soltanto una festa induista;  per i jaina Diwali segna l'ottenimento della liberazione da parte di Mahavira. I sikh celebrano la liberazione e il ritorno del sesto Guru, Guru Govinda.  Per indù,  jaina, sikh,  Diwali  è la celebrazione della vita e l'occasione per rinsaldare i legami con familiari ed amici. 
In questo periodo si indossano vestiti nuovi, si scambiano doni (per lo più dolci e frutti secchi), si preparano pietanze tipiche,  si decorano gli edifici con luci fantasiose e anche una grande esibizione di fuochi d'artificio celebra il Diwali. I pavimenti vengono ornati con disegni decorativi e il soggetto più popolare è il fiore di loto. 
Questa festa , che dura cinque giorni, è festa ufficiale non solo in India ma anche in Nepal,  Sri Lanka e in altri paesi. 
Questa data segna anche l'inizio del nuovo anno finanziario indiano.  La maggiorparte degli uomini d'affare indiani iniziano il loro anno finanziario il primo giorno dei cinque giorni del Diwali e venerano Lakshmi affinchè porti prosperità e benessere. 
In questi giorni di Diwali tutti sono gentili e gioiosi e si abbracciano in segno di amicizia.  L'atmosfera è cosi intensa da cambiare,  anche solo per qualche giorno, il cuore delle persone e avvicinarli gli uni agli altri ... un pò come il nostro Natale, sperando che in entrambi i casi tutto ciò non resti relegato a pochi giorni di festa ma si protagga per tutto l'anno.

SHUBH DIWALI ( BUON DIWALI)


venerdì 9 novembre 2012

Antica Roma e India

Vi segnalo questo interessante articolo sulle anologie tra l'antica Roma e l'India che rientra all'interno di uno studio ancora in corso sull'erdità indoeuropea le cui origini e vie devono essere chiarite:

http://sanscritonline.blogspot.it/

mercoledì 20 giugno 2012


Le sorprendenti affinità tra la Roma antica e l'India

Recentemente, un amico aveva 'postato' delle osservazioni a proposito della dieta dei legionari romani, sostenendo, oltre al fatto che era essenzialmente vegetariana, che non mangiavano carne bovina per la sacralità del bue. E un sito di argomento archeologico effettivamente conferma questo dato. Comunque, ciò mi ha riportato alla mente alcune affinità che avevo notato tra Roma antica e India, tra cui l'uso di un velo rosso per il matrimonio. Andando a guardare il rito nuziale romano, ho scoperto che il matrimonio più ritualizzato e arcaico era la confarreatio, riservata ai patrizi, e infine soltanto ai Flamines, quei sommi sacerdoti che Dumézil aveva confrontato (anche etimologicamente) con i Brahmani indiani. Ebbene, nella confarreatio (vedi anche questo saggio), oltre al flammeum, velo rosso fuoco (o arancio), che ritroviamo nel matrimonio indiano (vedi foto sopra), lo sposo e la sposa compivano insieme tre giri intorno all'altare verso destra, tanto che questo rito era chiamato dexteratio. Ora, in India questo rito si chiama pradakṣiṇa, termine che mostra la stessa radice indoeuropea (*daks-/deks-), e che significa appunto girare procedendo verso destra. Oggi (vedi qui) si compiono quattro giri intorno al fuoco sacro che funge da luogo delle offerte nel rito vedico, di cui tre guidati dallo sposo e uno dalla sposa. D'altronde, ancora nella Grecia contemporanea si compiono tre giri dell'altare della Chiesa durante il matrimonio (benché in senso antiorario, rito condiviso dai russi ortodossi), così come si usa ancora un velo color fuoco (vedi questa pagina, e secondo il saggio già menzionato, come c'era da aspettarsi, il velo rosso era usato anche nel matrimonio della Grecia antica). Tornando a Roma, momento clou della cerimonia era la dexterarum iunctio (che appare qui sotto), ed anche nella cerimonia indiana l'unione o 'afferrarsi' delle mani destre (paṇi-grahaṇa) è un momento cruciale del rito. Altra analogia, il nome confarreatio allude alla condivisione di una focaccia di farro in onore di Iuppiter Farreus da parte degli sposi, ed anche nel rituale indiano un momento è quello dello scambio di un boccone di cibo dai resti delle offerte (anna-prāśana).
Ora, se molti di questi rituali possono sembrare abbastanza scontati (ma bisognerebbe trovare un altro parallelo che li presenti tutti) quello della dexteratio appare veramente significativo, perché l'uso di girare tre volte in senso orario intorno a un oggetto o una persona sacri è qualcosa di pervasivo in India, è un gesto fondamentale, presente sia nell'Induismo sia nel Buddhismo. A questo proposito, occorre citare un altro contesto antropologico, quello funerario: in una voce molto interessante di un'enciclopedia di religione ed etica di James Hastings, intitolata 'circumambulation', troviamo che nella Tebaide di Stazio, VI.215-224, durante i riti funebri in onore del figlio di Licurgo, i guerrieri girano prima tre volte verso sinistra (sinistro orbe... ter curvos egere sinus), poi, a un ordine dell'augure, tornano girando verso destra (dextri gyro... hac redeunt). Ora, un rito analogo era prescritto nello Śatapatha Brāhmaṇa (II.6.1.15), in occasione delle offerte agli antenati defunti: l'officiante compie prima tre giri verso sinistra (apasalavi), quindi tre verso destra (prasalavi), a simboleggiare il movimento verso il mondo degli antenati e il ritorno a questo mondo.
D'altronde, anche la circumambulatio urbis dei Luperci era una corsa attorno a Roma in senso antiorario, e ancora oggi a Roma si compiono circoambulazioni nel rito cattolico della Pasqua (si veda qui), ed anche in India si usava circoambulare la città in certi contesti.
Abbiamo detto che il matrimonio per confarreatio si ridusse essenzialmente ai flamines, e in particolare il Flamen dialis, sommo sacerdote di Giove, doveva nascere da un matrimonio celebrato per confarreatio (come anche il Rex sacrorum e le Vestali). Ora, il termine flāmen è stato paragonato (a partire almeno da Dumézil) a quello di brahman o brāhmaṇa da un proto-indoeuropeo *bhlagh-mēn, così come il sacerdozio detto flāmonium è stato paragonato al brāhmaṇyam da *bhlāgmonyom. Ma a parte queste dubbie ipotesi linguistiche, ci sono dei suggestivi paralleli tra le due figure, come nota Bernard Sergent in Les Indo-Européens, p.376: il flamen dialis non può giurare, il brahmano non può essere chiamato a testimone, il rapporto con l'ambito militare è proibito per entrambi, i testi menzionano nei due casi divieti concernenti il cavallo, il cane, l'uso dell'olio; sono loro proibiti l'avvicinarsi al rogo funebre, la consumazione di bevande fermentate e di carne non cucinata. Non potevano stare nudi, e ciò si estende alla sposa, la flāminicā e la brāhmaṇī, che gioca un ruolo essenziale di collaboratrice in tutta l'attività cultuale dello sposo. Si può essere flamen dialis o brahmano da giovane, e ciò esclude dalla potestà paterna. Il colore del loro costume e di diversi simboli è il bianco, che secondo Dumézil è il colore specifico della prima funzione in numerosi testi.
D'altronde, il suffisso -men, che ritroviamo anche in numen 'potere divino' o lumen 'luce' o carmen 'poesia, incantesimo', è parallelo a quello indiano -man, che oltre che in brahman si trova anche ad esempio in śarman 'rifugio', varman 'armatura', karman 'azione', manman 'pensiero, preghiera'.  
Ancora, vorrei segnalare la somiglianza tra latino e antico indiano di alcuni termini fondamentali, come ignis, 'fuoco', aind. agnis, lat. vox 'voce, parola', aind. vāk 'linguaggio, voce, parola', lat. vīta, aind. jīvitam 'vita', lat. deus, aind. devas 'dio', lat. mens, aind. manas 'mente', lat. medius 'medio' aind. madhyas, lat. iuvenis, aind. yuvan 'giovane', lat. iugum, aind. yugam 'giogo', lat. dōnum, aind. dānam 'dono', lat. domus, aind. damas 'casa', lat. concha, aind. śaṅkha 'conchiglia', lat. vertit, aind. vartate, 'volge, gira'...
Come si può vedere dalle terminazioni di molti termini, il latino condivide con il sanscrito la finale -s per i nomi maschili (quando la parola è isolata in sanscrito è aspirata), e la -m per i neutri, che ritroviamo anche nell'accusativo in entrambe le lingue. In latino arcaico (e in falisco) abbiamo una desinenza singolarmente simile all'antico indiano: il genitivo in -osio, che si trova nel Lapis Satricanus (Popliosio Valesiosio), e corrisponde all'aind. -asya. Rispetto ad altre lingue indoeuropee, risalta anche che il pronome riflessivo suus è perfettamente corrispondente al sanscrito sva-.
E ci sono anche dei nomi propri in latino che potrebbero spiegarsi con termini o nomi indiani: Marius fa pensare all'aind. maryas 'giovane uomo', Gaius al nome proprio Gaya, Remus al celebre nome Rāma... Infine, notevoli anche i paralleli sanscriti dei nomi delle divinità: Iuppiter, Iovis è certamente affine a Dyaus Pitar-, il Padre Cielo (greco Zeus); Iūno è collegata alla radice della giovinezza (yūnī è 'la giovane, forte, sana' in aind.); Venus corrisponde all'aind. vanas- 'amabilità, desiderio'; Minerva è fatto derivare da menes-va- confrontabile coll'aind. manasvat- 'pieno di spirito'. Neptūnus è stato accostato da Dumézil ad apāṃ napāt, il 'discendente delle acque', divinità presente anche nell'Avesta. Iānus, dio dei 'passaggi', degli inizi e delle transizioni, corrisponde al termine antico indiano yāna- 'che conduce, viaggio, veicolo'.       
Da tutto ciò non vorrei concludere che i Latini avessero un rapporto particolarmente diretto con gli Indiani, storicamente arduo da sostenere, ma possiamo dire che hanno preservato in modo particolarmente fedele, per certi aspetti, l'eredita 'indoeuropea', le cui origini e vie devono essere chiarite... 




martedì 6 novembre 2012

percorso nella musica indiana

Per gli appassionati o per coloro che intendono approfondire la natura della musica indiana,  segnalo questo programma che andrà in onda ogni martedi del mese,  a partire dal 6 novembre,  alle 16:30 sul primo canale e alle 21 sul quinto di radio vaticana.  Il programma si intitola " Il fascino dell' India dai Raga a Bollywood " ed è presentato da Cristiana Munzi che si avvale della collaborazione di Francesca Cassio,  cantante ed esperta di musica indiana : http://it.radiovaticana.va/mus/Articolo.asp?c=632659 .


Dal 6 novembre (tutti i martedì del mese alle 16.30 sul primo canale e alle 21 sul quinto) Cristiana Munzi presenta il suo percorso nella musica indiana. Il nostro Viaggio in India partirà dall'analisi e dall'ascolto dei 'raga', espressione musicale tipica, sin dai tempi più antichi, di gran parte della musica indiana , sino ad arrivare alla musica di Bollywood e alla musica di questo grande Paese importata e rielaborata in occidente nei nostri giorni. La trasmissione oltre a suggerirci molti ascolti suggestivi e rari, ci permetterà di comprendere e conoscere il linguaggio del tutto particolare, le forme principali e alcuni degli strumenti più importanti della musica indiana, in particolare quella del nord dell'India, in un viaggio storico, culturale e infine anche spirituale. Cristiana Munzi, conduttrice e ideatrice del programma, si avvarrà dell'aiuto e della voce preziosa di una delle maggiori cantanti ed esperte di musica indiana italiane: Francesca Cassio, che ci racconterà il suo soggiorno in India e i suoi studi con un maestro di canto dei più 
 prestigiosi e antichi lignaggi.
Nella foto Cristiana Munzi 



Nella puntata di questa sera,  la prima della serie,  la presentatrice ci ha inoltrati in questo percorso musicale,  nella musica indiana,  partendo dalla musica classica e quindi dalla definizione di raga.
Gli indiani  hanno una ricca tradizione musicale classica,  caratterizzata da un sistema compositivo costruito su forme melodiche particolari,  i raga. I raga sono variamenti classificati e associati a specifici momenti della giornata e a particolari stati d'animo. Un aspetto fondamentale del Raga è il Rasa che possiamo tradurre come stato d'animo.  La musica accompagna la ciclicità del tempo,  ad esempio la sera hai suoi stati d'animo ed esistono quindi raga specifici per la sera o per altro tempo del giorno o dell' anno.  La musica è un' occasione di cotemplazione. Si ritiene, ad esempio, che l'ascolto dei raga del mattino abbia l'effetto di migliorare gradualmente l'umore. Quindi,  come vediamo,  un altro aspetto fondamentale del raga è quello di Tala,  cioè ritmo. Nell'esecuzione di un raga, dopo la fase iniziale di improvvisazione priva di un preciso schema ritmico, entra in gioco il tala, termine che indica una struttura ritmica ciclica suddivisa in un certo numero di unità di base,  dunque, cicli ritmici,  costituiti da uno strumento o voce solista , da uno strumento di accompagnamento e tamburo.
Vi invito ad approfondire questo viaggio nella musica indiana e ad ascoltare gli autori di qesta musica. Buon ascolto.